a cura del Dott. Silvio Passalacqua - Progetto sperimentale aperto a tutti..

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martedì 29 settembre 2020

Confindustria Bonomi: “Serve un nuovo grande patto per l’Italia”. Conte: “Alleanza tra pubblico e privato”

Il leader degli industriali a 360° alla conferenza di Confindustria a cui ha preso parte anche il premier Giuseppe Conte. Per Carlo Bonomi “Serve un nuovo grande patto per l’Italia”. Dopo “25 anni di stasi” bisogna puntare su una “nuova produttività. E’ su questo concetto ampio di produttività che si devono concentrare le azioni e le politiche dei prossimi anni, con l’obiettivo di massimizzare il ruolo di motore dello sviluppo del sistema delle imprese e del lavoro, e dare nuova centralità alla manifatture”.

Quindi Bonomi chiede al Governo di sottoscrivere un patto con Confindustria. Un patto che richiede “una visione alta e lungimirante”. “Servono scelte per l’Italia del futuro. Scelte anche controvento. Serve il coraggio del futuro”.

Poi una frecciata a Conte che aveva detto “se sbaglio sull’utilizzo del Recovery Fund, mandatemi a casa”. “Se si fallisce, nei pochi mesi ormai che ci separano dalla definizione delle misure da presentare in Europa, non va a casa solo lei – dice rivolto al premier – andiamo a casa tutti perché il danno per il Paese sarebbe immenso. Non ce lo possiamo permettere. E’ tempo di azione comune, oppure non sarà un’azione efficace”. E ricorda: “Presidente lei ha detto ‘se sbaglio sull’utilizzo del Recovery Fund mandatemi a casa’. No signor presidente, se si fallisce non va a casa solo lei, andiamo a casa tutti” ribadisce.

Serve inoltre “una profonda” riforma degli ammortizzatori sociali e una ristrutturazione del reddito di cittadinanza, tema sul quale “abbiamo inviato a metà luglio a governo e sindacati una proposta dettagliata, cui finora non abbiamo visto seguito”. La proposta, sottolinea Bonomi, si ispira al varo di vere politiche attive del lavoro, smontando la parte di Reddito di cittadinanza non destinata al contrasto alla povertà ma destinata in teoria alle politiche del lavoro che però, di fatto, per constatazione ormai unanime non funziona”.

E ancora Bonomi si chiede: “Perché passare alla tassazione diretta mensile solo per gli autonomi? Facciamolo per tutti i lavoratori dipendenti, sollevando le imprese dall’onere ingrato di continuare a svolgere la funzione di sostituti d’imposta addetti alla raccolta del gettito erariale e di essere esposti alle connesse responsabilità”.

“Su Quota 100 no ai ritocchi che gravano sui giovani” chiede ancora il leader degli industriali. Avere una visione significa, all’esaurirsi di Quota 100 tra un anno, “non immaginare nuovi schemi previdenziali basati su meri ritocchi, come leggiamo quando si parla di Quota 101, cioè nuovi regimi che continuerebbero a gravare sulle spalle dei più giovani”, ha osservato Bonomi parlando dell’anticipo pensionistico.

Il premier Conte nel suo intervento è invece tornato sulla pandemia di Covid-19. “In Italia abbiamo afferrato da subito che sarebbe stato impossibile porsi il problema della tutela del tessuto produttivo trascurando la salute delle persona. Lo abbiamo capito sin da quando i lavoratori si sono rifiutati di entrare in fabbrica, e non eravamo ancora al lockdown”. Per questo “abbiamo afferrato un principio fondamentale: non si può tutelare l’economia senza tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini”.

Poi il premier sottolinea la necessità di riformare, aggiornare e specializzare la Pubblica Amministrazione con assunzioni non generiche, ma mirate e sollecita un’alleanza tra pubblico e privato sulla scia di casi di successo come quello della Germania.

E’ poi necessario un controllo della spesa pubblica, anche attraverso una piattaforma digitale, accessibile ai cittadini, per controllare direttamente lo stato di avanzamento delle opere. “Ci doteremo per il nostro piano di ripresa e resilienza di uno strumento normativo ad hoc che, ci garantisca un monitoraggio trasparente e tempi di attuazione certi”, ha aggiunto Conte.

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sabato 26 settembre 2020

Tifosi delusi, il Cts frena: “Non ci sono le condizioni per un’ulteriore apertura degli stadi”

In tempi di coronavirus, le aspettative dei tifosi e degli addetti ai lavori sono andate deluse: nessuna deroga all’apertura degli stadi, perché non ci sono le condizioni epidemiologiche. È questa dunque la linea che il Comitato tecnico scientifico ha ribadito nell’apposito vertice convocato dopo l’approvazione delle linee guida da parte delle Regioni. Protocollo che prevedeva un aumento della capienza di pubblico al 25% degli impianti nonostante il riacutizzarsi dell’emergenza da Covid-19.

La nota del Comitato tecnico scientifico. Il Cts ha ufficializzato la sua decisione scrivendo: “Pur comprendendo le aspettative di un ritorno graduale degli spettatori alla fruizione in presenza degli eventi sportivi, riteniamo che la proposta operata dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome potrà essere riconsiderata sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione”. Pertanto, fino a quel momento non verranno cambiate le regole attuali che prevedono un massimo di mille spettatori per gli eventi all’aperto e di 200 al chiuso.

Ulteriori precisazioni da parte degli esperti. Il Comitato tecnico scientifico poi ha aggiunto: “Resta comunque imprescindibile assicurare, per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore, la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine. Qualora l’evento non possa garantire le citate misure di prevenzione, i numeri indicati nel DPCM dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori e posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti”. Tutto questo con buona pace del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri favorevoli ad un’ulteriore apertura degli stadi.

 



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giovedì 5 settembre 2019

Giuramento al Quirinale di premier e ministri: al via il Conte bis

Con il giuramento del premier Giuseppe Conte e dei 21 nuovi ministri, è stato messo a posto il primo tassello del nuovo governo M5S-Pd. Il primo a presentarsi davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella nel Salone delle Feste del Quirinale è stato proprio il premier, seguito subito dal grillino D’Incà e dalla ministra Pisano. Poi si sono presentati tutti gli altri.

Un passo conseguente allo scioglimento delle riserva da parte del presidente incaricato di ieri e della presentazione della lista dei 21 ministri del 66esimo governo della Repubblica.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha poi suonato la campanella, nel tradizionale passaggio che precede il primo Consiglio dei ministri di ogni nuovo governo. Il premier, che succede a se stesso, è stato accolto a Palazzo Chigi dal segretario generale Roberto Chieppa, che poi gli ha passato la campanella, che da tradizione viene consegnata da un premier all’altro. Insieme a lui anche il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e Riccardo Fraccaro che gli succede a Palazzo Chigi. Tra i due una stretta di mano.

Il terzo passo previsto sarà il primo Consiglio dei ministri, con la nomina del presidente dem Paolo Gentiloni come commissario italiano in Europa. Il premier ha già informato ieri sera con una telefonata la futura presidente della Commissione europea Von Der Leyen della decisione del governo italiano.

Lunedì alla Camera dei deputati il primo voto di fiducia, poi toccherà al Senato della Repubblica.

“Penso che sia un bene che ci sia un governo chiaramente impegnato su una linea pro-Ue per trovare soluzioni comuni con il resto dell’Unione. Sono pronto a lavorare con il nuovo governo italiano”. Così il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans, rispondendo ai cronisti sul nuovo governo italiano.

“Il governo delle poltrone, dei riciclati e dei poteri forti europei non avrà vita lunga.
Opposizione in Parlamento, nei Comuni e nelle piazze, poi finalmente si vota e… si vince!!!
Io non mollo e non mollerò mai Amici, per me viene prima l’onore dei ministeri”, ha commentato via Twitter l’ex ministro Matteo Salvini.

E mentre Franceschini al termine del giuramento lancia il selfie con i nove ministri del Pd, il segretario dem Zingaretti ha seguito la cerimonia da casa commentando via social: “Buon lavoro e auguri al nuovo Governo e a tutti i Ministri! Ora cambiamo l’Italia #giuramento”

Di seguito l’elenco completo dei ministri:

Luciana Lamorgese (tecnico) all’Interno
Roberto Gualtieri (Pd) all’Economia
Stefano Patuanelli (M5s) allo Sviluppo economico
Roberto Speranza (Leu) alla Salute
Paola De Micheli (Pd) alle Infrastrutture
Lorenzo Guerini (Pd) alla Difesa
Luigi Di Maio (M5s) agli Esteri
Alfonso Bonafede (M5s) alla Giustizia
Vincenzo Spadafora (M5s) ai Giovani e allo sport
Federico D’Incà (M5s) ai Rapporti con il Parlamento
Dario Franceschini (Pd) alla Cultura
Enzo Amendola (Pd) agli Affari europei
Nunzia Catalfo (M5s) al Lavoro
Sergio Costa (M5s) all’Ambiente
Elena Bonetti (Pd) alle Pari opportunità
Giuseppe Provenzano (Pd) al Sud
Paola Pisano (M5s) all’Innovazione tecnologica
Lorenzo Fioramonti (M5s) all’Istruzione
Francesco Boccia (Pd) agli Affari regionali
Fabiana Dadone (M5s) alla Pubblica amministrazione
Teresa Bellanova (Pd) alle Politiche agricole
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è Riccardo Fraccaro (M5s).



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giovedì 29 agosto 2019

Governo, Mattarella dà lʼincarico a Conte

Giuseppe Conte ha accettato con riserva l’incarico di formare il nuovo governo ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All’uscita dall’incontro con il Capo dello Stato, ha presentato il suo programma dicendo che il suo esecutivo non sarà contro ma per il bene dell’Italia, rivendicando di aver sempre agito nell’interesse di tutti i cittadini e annunciando una stagione di rilancio.

“Il presidente della Repubblica, che ringrazio, mi ha conferito l’incarico di formare il governo, che ho accettato con riserva; oggi stesso avvierò le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari”. Sono queste le prime parole di Giuseppe Conte dopo aver ricevuto l’incarico al Quirinale.

Poi Conte ha affermato: “Voglio un Paese in cui tutti paghino le tasse, ma anche in cui tutti paghino meno. Deve essere un Paese nel quale la pubblica amministrazione non sia permeabile alla corruzione, un Paese con una giustizia più equa ed efficiente dove le tasse le paghino tutti, ma proprio tutti, ma le paghino meno. Deve essere un Paese di riferimento nella protezione delle persone con disabilità, che non lasci che i giovani si disperdano con esperienze all’esterno ma che sia un paese attraente per giovani che sono all’estero, che veda un Mezzogiorno rigoglioso” ha aggiunto Giuseppe Conte nel suo discorso al Quirinale.

“Stagione riformatrice, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze. Lavoreremo per un Paese migliore, un Paese che abbia infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti con energie rinnovabili, che valorizzi i beni comuni, che integri stabilmente nella propria agenda politica il benessere eco-sostenibile, che rimuova diseguaglianze di ogni tipo. Non sarà un governo contro ma per il bene dei cittadini”. Lo afferma il premier incaricato Giuseppe Conte, aggiungendo: “Viviamo una fase delicata del Paese. Priorità è la Manovra di bilancio“.



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venerdì 26 luglio 2019

Digitalizzazione, per il DESI Italia 24esima, bene le imprese

Si sta diffondendo sempre di più la digitalizzazione in Italia, sia nel pubblico che nel privato, sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga e ci sia poca chiarezza su alcuni processi.

Il DESI, l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società della Commissione europea, ogni anno misura la competitività digitale degli Stati membri e ha collocato quest’anno l’Italia al 24° posto.

Per i servizi pubblici, sono buoni i risultati per Open Data e Sanità digitale, delude invece l’eGovernment. Le imprese tendono a puntare sulla trasformazione digitale dell’economia italiana, acquisendo consapevolezza della rilevanza della digitalizzazione nelle PMI.

Il processo di digitalizzazione ha messo a disposizione delle imprese l’opportunità di acquistare una moltitudine di servizi comodamente online, velocizzando e ottimizzando i processi di operatività aziendale.

Sul versante dei servizi camerali, per esempio, è possibile acquistare una visura, un documento che contiene tutte le informazioni utili su un’attività iscritta al Registro delle Imprese e che è facilmente acquistabile online tramite i servizi messi a disposizione da siti specializzati come Ufficio camerale.

Va detto di come purtroppo la velocità delle connessioni lascia ancora a desiderare, così come le competenze digitali di base e avanzate degli italiani.

Per l’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia è anche per quest’anno posizionata al 23º posto tra gli Stati membri dell’Unione Europea, al di sotto della media.

Inoltre, le imprese non sfruttano al meglio il proprio potenziale, sebbene cresca l’interesse per i servizi cloud ed e-commerce.

Per l’E-government, migliorano alcuni servizi pubblici, quali i Moduli precompilati, il Livello di completezza dei servizi online e i Servizi digitali pubblici per le aziende. Delude le aspettative invece il grado di interazione digitale tra enti pubblici e utenza, mettendo in evidenza come sia quasi impossibile creare una comunicazione efficace online tra cittadini e pubblica amministrazione.

A vincere è la Sanità digitale: i cittadini usufruiscono spesso di servizi sanitari online e diventa sempre più diffuso lo scambio di dati medici e la creazione di ricette digitali.

La digitalizzazione divide in due l’Italia, ponendo da una parte i buoni risultati ottenuti dagli enti in fase di rapida digitalizzazione e dall’altra le amministrazioni locali che ancora arrancano nel digitale.

La strada è ancora lunga e bisogna investire molto per raggiungere migliori risultati, ma si stanno facendo passi nella giusta direzione e le aspettative sono alte.



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lunedì 8 luglio 2019

P.a. e legge Concretezza, per la Bongiorno: “Con le impronte digitali stop ai furbetti”

E’ già pronto il regolamento, previsto dalla legge Concretezza, sulle impronte digitali per la verifica degli accessi a lavoro dei dipendenti pubblici. Il regolamento sarebbe stato inviato proprio oggi al Garante della privacy.

Il ministro della P.a., Giulia Bongiorno, parlando dell’entrata in vigore della legge ha dichiarato: “Fino ad oggi la facevano franca in troppi, ora con le impronte digitali e la videosorveglianza preveniamo il fenomeno dei ‘furbetti’. E’ finita l’epoca delle truffe”. Il ministro rivendica poi il fatto che “la legge prevede la drastica riduzione dei tempi delle procedure concorsuali, nuove risorse in settori strategici e aiuti alle amministrazioni in affanno”.

Poi sull’esistenza di un sistema di ‘fraudolenta solidarietà’ per timbrare la Bongiorno via Twitter ha commentato: Se fosse riscontrato quanto emerge dalle indagini (di Molfetta, ndr) sarebbe gravissimo! Con le impronte digitali stop ai truffatori e alla ‘fraudolenta solidarietà'”, riferendosi proprio al nuovo caso di ‘furbetti del cartellino’, con trenta indagati nell’ospedale di Molfetta (Bari).



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martedì 18 giugno 2019

Giovanni Tria ‘sotto assedio’ della Lega su minibot e fisco. Domani vertice a Palazzo Chigi

Si terrà domani mattina a Palazzo Chigi, prima dell’informativa del premier Giuseppe Conte alla Camera, il vertice di governo sul negoziato con l’Ue sui conti. All’incontro è prevista la partecipazione dei due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Proprio il titolare dell’Economia sembra essere il ‘sorvegliato speciale’, messo sotto assedio della Lega su minibot e fisco. “Se vuole fare il ministro deve ridurre le tasse” tuona il vicepremier Salvini. A Tria che ha definito i mini bot illegali replica invece il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi “non li ha ancora capiti. Non sono illegali, perché nessuno è obbligato ad accettarli. Gli faremo cambiare idea”

Proprio oggi parlando a Londra di fronte ad una platea di investitori e operatori finanziari, Tria ha infatti detto che i minibot sono una misura “illegale e non necessaria”. “Credo che il parlamento non avesse compreso la situazione reale, a volte decide cose solo per ragioni politiche – ha proseguito, notando per altro come già “il giorno dopo alcuni partiti” si fossero “chiamati fuori”.

A stretto giro la replica di Salvini: “I minibot non stanno solo nel Contratto di governo ma sono stati anche votati dalla Camera: sono uno strumento per pagare i debiti della Pubblica amministrazione. Se qualcuno ha un mezzo più intelligente bene, altrimenti dico che si va avanti”.

A dare manforte al collega di governo è intervenuto anche il pentastellato Luigi Di Maio: “Non mi affeziono a un nome in particolare, ma il nostro obiettivo è pagare i debiti, sennò lo Stato non ha nessuna credibilità per chiedere le tasse ai cittadini”, ha detto il vice premier all’assemblea di Confartigianato.



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