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mercoledì 26 febbraio 2020

Intercettazioni: il governo ottiene la fiducia alla Camera

Sì della Camera alla fiducia al governo sul decreto legge intercettazioni. I voti a favore sono stati 304, 226 i contrari, un astenuto. Domani, in serata, è prevista la votazione finale e definitiva sul provvedimento.

La riforma entrerà in vigore dal primo marzo 2020 “per dare il tempo agli uffici e agli addetti ai lavori di adeguarsi”, ha detto nei giorni scorsi il Guardasigilli Alfonso Bonafede, che ha parlato di uno “strumento irrinunciabile per le indagini”, un sistema “moderno e digitale”, con “maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa”.

Diverse le novità, il pm selezionerà le intercettazioni: non sarà più la polizia giudiziaria come prevedeva la riforma Orlando a valutare quali colloqui sono rilevanti per le indagini o meno, ma la scelta sarà fatta dal pm. Al pm toccherà anche vigilare perché nei verbali non siano riportate espressioni che ledono la reputazione di singole persone o dati personali (salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini). Come era prima della riforma del 2017, verbali e registrazioni saranno immediatamente trasmessi al pm, che li depositerà entro 5 giorni. I difensori potranno esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni.

Limitazione nell’uso di Trojan: sarà possibile utilizzare il captatore elettronico non solo per i reati contro la pubblica amministrazione commessi dai pubblici ufficiali, ma anche dagli incaricati di pubblico servizio e puniti con la reclusione sopra i 5 anni. E l’intercettazione potrà avvenire anche nei luoghi di privata dimora (come già previsto con la Spazzacorrotti per i pubblici ufficiali), “previa indicazione delle ragioni che ne giustificano l’utilizzo”.

In caso di dissenso con il Pubblico Ministero la decisione sarà del giudice: il decreto infatti, disciplina in modo rigoroso l’uso del captatore elettronico. Nel nuovo testo sulle intercettazioni, poi, il giornalista che pubblica l’intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio e restano sostanzialmente le regole in vigore oggi.

Utilizzo in altri processi: i risultati delle intercettazioni possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati disposti solo se sono «indispensabili» e «rilevanti» per l’accertamento dei reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e di quelli di particolare gravità indicati tassativamente dall’articolo 266 del codice di procedura penale. Il requisito della ‘indispensabilità’ è chiesto anche per le intercettazioni fatte con il trojan. Si tratta comunque di una previsione più ampia delle sentenza delle Sezioni unite della Cassazione che ha ammesso l’uso degli esiti dei colloqui intercettati con il captatore informatico solo se si tratta di un reato connesso a quello per cui si sta procedendo.



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